Il sistema di ville più famoso dell’entroterra veneziano è quello che si è formato lungo il corso del fiume Brenta fra XVI e XIX secolo. Si tratta di un paesaggio fluviale contrassegnato da ville e giardini, centri abitati, chiuse e macchine idrauliche e intervallato da ampi e suggestivi scorci campestri.Se ne trova cenno negli appunti di viaggio di Michail De Montaigne e di Goethe; viene raffigurato nelle pitture di Canaletto, Bellotto e Costa e, l’atmosfera vivace contrassegnata da una lunga tradizione culturale, viene trasposta in commedia da Goldoni.
Architetti del calibro di Palladio, Scamozzi e Longhena hanno contribuito alla creazione di architetture che si dipanano lungo le anse del fiume. Da qui il paesaggio si percepisce come una successione di quinte sceniche che alternano elegantissime e sontuose architetture ad aree sapientemente bonificate.
In questo contesto la tipologia della villa, con le ampie corti, le stanze ed i giardini, diventa punto di incontro di due mondi: quello acquatico e quello campestre, riproponendo anche in terraferma il peculiare legame dell’architettura veneziana con l’elemento lagunare.
Il paesaggio, a sua volta, si organizza in profondità su una trama di linee terrestri e acquatiche che si raccordano ai capisaldi costituiti dalle ville, in una sequenza prospettica di campi che dall’edificio si stendono perpendicolarmente fino al corso d’acqua; questa fuga prospettica è scandita dagli splendidi e suggestivi portali con gli imponenti cancelli aperti sui campi e dai lunghi filari di alberi o arbusti che delimitano lo spazio arativo ed i vialoni delle ville.
In Tito Livio troviamo uno dei primi documenti circa lo stato del basso corso del Medoacus, antico nome del Brenta. Dopo la caduta di Roma e la pressione delle Invasioni Barbariche, in particolare dei Longobardi, gli abitanti della zona cercarono rifugio in luoghi protetti e non lontani dal mare. Queste forme di insediamento, che generalmente si appoggiavano alla protezione del clero, svilupparono di fatto la zona della Riviera.
Durante il Medioevo, quando il controllo dei percorsi fluviali era di particolare importanza per lo sviluppo del commercio, il controllo del Brenta divenne il principale motivo delle battaglie tra Padova e Venezia, che ne ottenne il dominio agli inizi del 1400. Con lavori che si protrassero per tutto il XV e XVI secolo, Venezia ne modificò l’impianto idraulico allo scopo di ridurne la portata e disciplinarne il corso.
Iniziarono in questo periodo ampie opere di bonifica e valorizzazione del territorio che trovarono nella sequenza di giardini, approdi, recinti e portali sul fiume, le strutture caratteristiche su cui innestare il prolifico tema paesaggistico.
Le ville vennero erette tra XVI e XVIII secolo. Inizialmente legate alla produzione agricola e successivamente alla villeggiatura, costituiscono le tipologie abitative del patriziato veneziano, secondo quella concezione di compenetrazione fra architettura e paesaggio che raggiunse i suoi massimi livelli nel genio di Palladio.
A quell’epoca la Riviera era raggiungibile solo spostandosi in barca. I nobili veneti venivano trasportati sul fiume da un battello chiamato Burchiello, trainato dalle rive da uomini, buoi o cavalli; mentre le merci erano trasportate su barche chiamate Burci. La crociera lungo la Riviera del Brenta, memore degli antichi costumi, costituisce ancora un’attrattiva pienamente godibile.
Sotto il profilo artistico, le ville restano a tutt’oggi l’elemento caratterizzante del territorio. Nonostante le alterazioni subite nel corso dei secoli, lo spettacolo dell’antica opulenza dell’aristocrazia veneta è ancora evidente, con l’eleganza di uno stile che ha caratterizzato anche le costruzioni minori. E pure i giardini, seppur di modeste dimensioni, dispongono di un notevole valore panoramico. Le chiese e le cappelle della zona, inoltre, racchiudono spesso opere di pittura e scultura di notevole pregio.
Quest’area è caratterizzata da una marcata identità culturale e civile, testimoniata da un grande attaccamento alla propria terra.