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Villa Widmann


Villa Widmann

Il conte Diodato Seriman, discendente da una famiglia di ricchi mercanti Persiani trasferitasi a Venezia, ricevette il Palazzetto della Rescossa dalla famiglia della moglie, i Tornibeni, come regalo di nozze. Se ne trova memoria in un’incisione situata sull’arco di accesso alla Stanza delle Feste, che reca la data MDCCXIX (ovvero nel 1719). Precedentemente lo stabile appartenne ai Donà, che lo cedettero ai Tornibeni sul finire del 1600. Gli stemmi della famiglia Donà sono stati scoperti nelle due vecchie costruzioni vicine alla villa.A causa delle notevoli affinità stilistiche con le opere note dell’architetto A. Tirali, si ritiene che costui ne sia l’artefice.

Come si evince da un’incisione del Costa “Veduta del palazzo del Sig. Conte Seriman”, all’epoca il Palazzetto non era affiancato dagli ampi annessi legati all’attività agricola e voluti dallo stesso Diodato. Si pensa che il Conte Serimann sia stato anche committente della pregevole Cappella e dell’ ampio muro con cancellata e statue.

 

Nella metà del 1700 il Palazzetto passò nelle mani della famiglia Serbelloni che, utilizzandolo per motivi di villeggiatura, ne ampliò il corpo principale secondo il gusto tipico lombardo, al cui ambiente la famiglia apparteneva; furono aggiunti in questo periodo un piano superiore e alcuni attici che ne compongono tutt’ora il sottotetto a croce.

Lo stabile divenne quindi di proprietà dei Guolo e, in epoca post-napoleonica e fino al 1883, la proprietà passò ai Vidmann-Rezzonico, i quali provvidero al riammodernamento del corpo centrale secondo il gusto rococò francese all’epoca in voga, nonchè all’ampliamento della Barchessa che venne congiunta alla Chiesetta annessa. La parte centrale dell’edificio, designata dai Vidmann a divenire luogo di feste e ricevimenti, venne coronata da un timpano curvilineo, furono aperte alcune nuove finestre e modificate quelle esistenti. Nel salone fu abbattuto il solaio e al secondo piano furono ricavate diverse stanze da letto. Tutti gli spazi vennero finemente decorati con preziosi stucchi policromi. All’oratorio venne infine aggiunta una stanza separata dal vano principale della chiesa per mezzo di una grata, probabilmente utilizzata per le confessioni femminili.

Nel 1970 subentrò la famiglia degli industriali Costanzo, a cui si devono gli interventi di restauro più recenti ed infine, nel 1984, ne divenne proprietaria la Provincia di Venezia, che acquistò la Villa durante un’asta giudiziaria. Dal 1929 il complesso è vincolato con provvedimento ministeriale.

La Villa si compone attualmente di un corpo cubico sviluppato su due piani e articolato da un gioco di abbaini disposti a croce coronati da un timpano tondo in stile rococò. L’avancorpo principale composto da quattro piedritti e dalla trabeazione conserva, escludendo il frontone, la struttura originaria. La facciata è tripartita secondo il gusto tipico della tradizione locale, con elementi decorativi che rimandano all’ambiente lombardo. Lo schema planimetrico è ugualmente tripartito.

Le finestre del pianterreno sono rettangolari e profilate in pietra, nei balconi del piano nobile prevale invece la curva mistilinea. Dal profondo vano del portico, costituito da archi a tutto sesto montati su pilastri rettangolari, si accede ad una sala a doppia altezza percorsa in tutti i lati da un ballatoio con ringhiera in ferro battuto.

I rustici annessi voluti dallo Seriman costituiscono il manufatto più esteso del complesso. Essi si articolano su due piani attorno ad una corte provvista di pozzo. Originariamente ospitavano i lavoranti, la rimessa delle carrozze e la stalla per i cavalli.

Dalla strada è visibile la cappella gentilizia, inquadrata dalla bella cancellata, che accoglie le sepolture di due delle ultime proprietarie Widmann.

A nord del grande parco, oltre la corte, venne infine realizzata la struttura delle serre.

Dall’atrio classicheggiante, sorretto da quattro eleganti colonne, si accede al salone da ballo, articolato su due piani e affrescato da Giuseppe Angeli attorno al 1765. Le scene di carattere mitologico, le sfarzose volute rococò, le asce policrome e le cornici conferiscono alla sala una grande ricchezza decorativa. Di particolare rilievo “Il ratto di Elena” di Giuseppe Angeli, in cui il giovane Paride solleva impetuosamente Elena avviandosi verso la nave pronta a salpare. La composizione è articolata su uno schema geometrico piramidale ed il segno ne sottolinea la dinamicità.

Sulla parete di fronte è affrescato “Il sacrificio di Ifigenia” sempre di Angeli, impostato stavolta su una struttura diagonale, così da accentuare la dinamica latente delle figure in attesa del comando della dea; notevole per luminosità e resa dell’incarnato la figura di Ifigenia, pronta al sacrificio mentre dal fondo avanza la cerva che sostituirà la vittima.

Sul soffitto, all’interno di un cielo luminoso, si svolge infine il tema della gloria dei Widmann, sempre ad opera di Angeli.

Fra i tanti ospiti illustri della villa vi furono il celebre commediografo veneziano, amico di Ludovico Widmann, Carlo Goldoni; il Cardinale Sarto, allora Patriarca di Venezia; i musicisti Malipiero e Igor Stravinskij; il poeta vernacolo Pasto e Gabriele D’Annunzio, amico del Conte Pietro Foscari; fu infine ospite Papa Clemente XII (al secolo Carlo Rezzonico) di cui Ludovico Widmann aveva sposato la nipote.

A nord della villa si estende il parco, ricco di piante e fiori. Presenti numerose statue in pietra tenera raffiguranti dei, ninfe e amorini, che rievocano la mitologia classica. Imponenti i tigli che fiancheggiano i viali. Sul lato destro, oltre il rusticale, si apre l’ampio spazio che ospita le serre e la piscina, costruite all’incirca attorno agli anni ‘70 dai Costanzo. Oltre alla piscina, di recente costruzione, sono il grande lago, la fontana monumentale e alcuni viali.